22 ottobre 1921 – Nasce il grande poeta Georges Brassens.Supplica per essere sepolto sulla spiaggia di Sète, parole in italiano e inglese.

October 22nd 1921 – The great poet Georges Brassens’ birthday – Petition to be buried on the beach at Sète, scroll down for the English version.

La carogna, che non mi ha mai perdonato
di aver seminato fiori nei buchi del suo naso,
mi perseguita con l’insistenza di un idiota.
Per questo, ossessionato dalle sepolture
ho pensato di aggiornare il mio testamento,
di pagare il prezzo di un’aggiunta.

Nell’inchiostro blu del Golfo del Leone,
intingi la tua penna, mio vecchio notaio,
e con la tua grafia più bella
prendi nota di quello che ne sarà del mio corpo
quando lui e la mia anima si saranno accordati
sul fatto che è giunta l’ora di separarsi.

Quando la mia anima volerà oltre l’orizzonte
verso quella di Gavroche e di Mimi Pinson,
delle ragazze di strada e delle donnine allegre,
il mio corpo venga riportato al paese natale
in un vagone-letto della linea “Parigi-Mediterraneo”,
con destinazione finale la stazione di Sète.

La mia tomba di famiglia, purtroppo, non è affatto nuova,
in parole povere, è strapiena come un uovo,
e se aspetto che qualcuno ne esca
rischio di fare tardi, e non posso nemmeno
dire a quelle brave persone di stringersi un po’,
di fare largo ai giovani in qualche modo.

Proprio di fronte al mare, a due passi dalle onde blu
scavate se possibile una piccola buca soffice,
una piccola confortevole nicchia.
Vicino ai miei amici d’infanzia, i delfini,
lungo la riva, dove la sabbia è così fine,
sulla spiaggia della Corniche.

E’ una spiaggia dove, anche nei suoi momenti peggiori,
Nettuno non si prende mai troppo sul serio,
e quando una nave fa naufragio,
il capitano grida: «Sono il comandante!
Si salvi chi può! Prima il vino e le vivande!
Ognuno la sua bottiglia, e fatevi coraggio!»

Proprio là una volta, a quindici anni compiuti,
a quell’età in cui divertirsi da soli non basta più,
ho avuto la mia prima scappatella.
A tu per tu con una sirena, una donna pesce,
ho ricevuto la mia prima lezione d’amore,
ho trangugiato il primo dispiacere.

Reso l’omaggio dovuto a Paul Valéry,
io, umile menestrello, alzo ancora di più la posta,
il buon maestro me ne perdoni,
che almeno, se i suoi versi valgono più dei miei,
il mio cimitero sia più marino del suo,
e la cosa non dispiaccia alla gente del luogo.

Questa tomba a forma di panino, tra cielo e acqua,
non aggiungerà un tocco di tristezza al paesaggio,
piuttosto gli darà un fascino indefinibile.
Le bagnanti se ne serviranno come di un paravento
per cambiarsi il costume, e i bambini
esclameranno: «Che bello! Un castello di sabbia!»

Se non è troppo chiederlo, sul mio pezzetto di terra
piantate, ve ne prego, un albero di pino,
possibilmente uno della specie a ombrello,
che saprà proteggere dall’insolazione
i buoni amici venuti a portare in questa mia tenuta
le loro affettuose riverenze

Provenienti dalla Spagna, oppure dall’Italia,
saturi di profumi e di musiche graziose,
il maestrale e la tramontana
sul mio ultimo sonno riverseranno gli echi
ora di una villanella, ora di un fandango,
di una tarantella, di una sardana.

E quando, facendo del mio tumulo un cuscino,
un’ondina verrà graziosa a schiacciare un pisolino
con addosso poco più di niente,
chiedo perdono in anticipo a Gesù
se l’ombra della mia croce le si distenderà un poco sopra
per un piccolo piacere alla memoria.

Poveri voi, re e faraoni! Povero Napoleone!
Poveri illustri defunti che giacete al Pantheon!
E povere le vostre ceneri, di conseguenza!
Voi invidierete me, l’eterno villeggiante,
che solca l’onda in pedalò, sognando,
che passa la sua morte a far vacanza…

Voi invidierete me, l’eterno villeggiante,
che solca l’onda in pedalò, sognando,
che passa la sua morte a far vacanza.

(Traduzione di Giorgio Fabbricatori e Paolo Valeri)

 

The Grim Reaper, who has never forgiven me
For sowing flowers in the sockets of his nose
Pursues me with the craziest zeal.
And so, hemmed in close by funerals
I thought right to bring back up to date my last will
To pay out for a codicil

Dip well in the blue ink of the Gulf of Lion,
Dip well, dip well your quill, oh my old legal scribe
And then in your finest handwriting,
Note what there would have to become of my body
When my soul and it are no longer in accord
Save on one sole point: the split-up.

When my soul has taken its flight to the sunset Towards those of Gavroche and of Mimi Pinson Those of urchins and common tarts
Let my body be brought to the soil of my birth
In a sleeper on “Paris-Méditerranée”
Terminus at Sète station.

My own family tomb, alas, is not brand new.
It’s, in vulgar parlance, packed like a sardine tin
And failing that someone might get out
I risk getting there late and will not be able
To say to these good folk: “Move up then just a bit!
Give way to young ones!” or some such thing

Right up on the sea shore, two yards from waves of blue,
Dig out, if it’s possible, a little comfy hole
A nice and smallish niche
Next to the friends of my childhood, the dolphins,
Along that stretch of beach, where the sand is so fine
On the Plage de la Corniche.

It’s a beach where even, in his moments of rage Neptune doesn’t come on too heavily
Where at the shipwreck of his boat
The captain bellows forth: “I’m the master of this ship!
Each for himself! The wine and the pastis go first Each take his demi-john and chins up …”

It was there in the past, at fifteen years of age
At an age when lonely pleasure was not enough
I had my first little taste of love
From a little siren, a sea dwelling mermaid
I got my first lesson about the rules of love Humbly learnt where you are made to stop.

With all deference due towards Paul Valéry,
I, humble troubadour, can go one up on him
May the good master please excuse me
And if his verse is placed higher than mine, at least
Let my cemetery be nearer the sea than his
And who cares about the Autochtones.(15)

This tomb sandwiched between the sky and water
Will not cast a gloomy shadow on the picture
But add an indefinable charm.
Female bathers will come to use it as a screen
In order to get changed, and the little children Will say: “Oh, Brilliant. Look a sand castle!”

Is it too much to ask… ? Upon my little plot
Please plant for me, a tree, a species such as pine
Umbrella pine, preferably
That’s able to protect from the risk of sunburn Those good friends who have come upon my resting place
To lower their heads in fond regard.

Sometimes coming from Spain, sometimes from Italy
All laden with perfumes, with prettiest music
The mistral and the tramontana
Upon my final sleep will pour forth the echos
Of villanelle one day, one day of fandango,
Of tarantella, of sardana….

And when, taking my mound as a kind of pillow
A fair nymph from the sea, should kindly come to sleep
With close to nothing on as swimwear,
I am asking pardon well in advance from Jesus
If the shade of my cross lies for a while on top
For a spot of posthumous bliss.

Poor Pharaoh kings ! Poor Napoleon !
Poor departed greats, lying at the Pantheon
Poor ashes of consequence!
You’ll half envy th’eternal holiday-maker
Who dreams as he rides his pedalo on the waves
Who spends his death on vacation….

You’ll half envy th’eternal holiday-maker
Who dreams as he rides his pedalo on the waves
Who spends his death on vacation….

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